Friday, July 25, 2008

Mercenaries 2:World in Flames

Mercenaries 2: World in Flames
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Genere: Azione
Produttore: Electronic Arts Entertainment
Sviluppatore: Pandemic Studios
Distributore: Electronics Arts
Lingua: Italiano
Giocatori: 1 - 2
Data uscita: 2008



Quello che vi farò vedere oggi, rappresenta il ritorno sulla cresta dell’onda di uno dei franchise più divertenti ed originali di sempre, che qualche anno fa fece razzia di fan soprattutto nei confronti dell’utenza PS2. Grazie ad una realizzazione di notevole spessore tecnico ed il coinvolgimento estremo in un mondo straziato dalla guerra, “Mercenaries” si rivelò un game dalla profonda indole ed una strutturazione complessiva basata sulla libertà d’azione che gli permise di essere considerato come il capostipite di un nuovo genere video ludico: l’Open War Strategic Game.
Il seguito di questo brillante franchise è stato annunciato da Electronic Arts già da più di un anno ormai, ma le informazioni che abbiamo accumulato nel tempo sino ad ora, purtroppo non ci aiutavano a comprendere quale fosse la vera caratura di questo titolo.
Ebbene, è proprio con lo spirito dei segugi che oggi torniamo a pronunciarci a riguardo di questo game e per quest’occasione abbiamo deciso di partecipare ad un rinfrescante meeting estivo organizzato da EA per svelare finalmente senza reticenze tutta la possanza di “Mercenaries 2: World in Flames”.
Tenetevi forte dunque perché la città in cui vi stiamo trascinando letteralmente per i piedi è fondata sulla corruzione, la rivoluzione civile, tanto traffico d’armi e qualsiasi altro illecito che possa essere commesso in una comunità sociale in cui l’unica regola vigente condivisa è l’anarchia. Quindi imbracciate il vostro kalashnikov e piantatevi un coltello tra i denti perché è tempo di addentrarsi nella giungla.

Welcome to the Jungle!
Il teatro di guerra di questa nuova avventura made in EA è una tipica cittadina venezuelana nella quale il fervore della vita urbana quotidiana viene incastonato all’interno di un tipico scenario da riserva naturale. Difatti, spostandosi da un isolato all’altro, il paesaggio di questo ridente paesino muta davvero repentinamente; così ad esempio sarà possibile scorgere all’orizzonte montagne vulcaniche e vaste distese di verde incustodito mentre ci si accinge a passeggiare tranquillamente sparando a camion ed ai posti di blocco dei rivoluzionari. Insomma stiamo parlando di uno scenario globale eterogeneo e che varia di continuo immergendoci in un’avventura che si intreccerà tra la giungla ed il cemento. L’unica costante facilmente osservabile è che ovunque vi troviate sarete coinvolti in un susseguirsi di conflitti a fuoco tra rivoluzionari. Le urla dei soldati, il rumore degli spari e la devastazione data dalle esplosioni diverranno un’angusta abitudine con cui convivere ogni giorno.

Hasta la revolucion. Siempre!
Sembra questo il giusto motto per poter racchiudere velocemente in poche parole l’essenza della sanguinaria vicenda che fa da sfondo alle gesta dei beneamati mercenari. Il Generale Solano con le sue dispotiche scelte ha gettato il paese in una crisi militaristica che ben presto sfocia in una guerra fratricida che suddivide il popolo in cinque fazioni ribelli pronte a scannarsi a vicenda al primo udire di colpo di cannone. Una nazione allo sfascio, un popolo stremato dalla violenza e l’assenza totale della coercizione dello stato? Uno scenario del genere, così catastrofico e belligerante, non può che mostrarsi terreno fertile per le mira espansionistiche di uno spregevole mercenario.

Al lavoro
In “Mercenaries 2” vestirete proprio i panni del tipico mercenario il cui unico scopo è quello di trarre il maggior vantaggio personale e la maggior ricchezza possibile da una situazione catastrofica quanto fortunosa. Ma, irreprensibilmente, anche voi parteciperete a scrivere l’epilogo di questa triste pagina di storia contemporanea.
Così per riempire le vostre tasche (ma non solo quelle) dovrete portare a termine una serie di compiti che vi verranno assegnati dai signori della guerra, dalle singole fazioni, ma anche dalla gente comune del luogo. Tra questo miscuglio di richieste vi troverete a dover eseguire una molteplicità di missioni che garantiranno una longevità di dimensioni non indifferenti alla vostra avventura. Inoltre, le mansioni da svolgere sembrano quelle più bizzarre ed eccitanti del vero stile Rambo come assaltare mezzi d’artiglieria pesante, eliminare gli esponenti di una fazione nemica, disintegrare edifici con gli esplosivi, conquistare un luogo strategico per il combattimento ecc. Con tutto questo bel da fare siamo certi che la noia non avrà proprio spazio in questo open war strategic game.
Gli sviluppatori dalla loro hanno garantito che il giocatore avrà una cittadina virtuale completamente perlustrabile (nello stile della famigerata serie GTA) nella quale dovrà andare a caccia non solo di nuove missioni per proseguire nella trama di gioco, ma anche di tanti lavoretti extra che gli permetteranno di migliorare il suo status sociale oltre ad arricchirlo ulteriormente.
Insomma i presupposti per barricarsi in casa armati di joypad e di spirito patriottico sembrano esserci proprio tutti. Non ci resta che attendere ulteriori informazioni prelibate dai ragazzi di Electronic Arts.

In conclusione
“Mercenaries 2: World in Flames” si è dimostrato una piacevole sorpresa estiva, e dobbiamo ammettere che la vicenda militaristica di forte impatto ci ha fatto sentire subito a nostro agio nei panni di uno spregiudicato mercenario assetato di ricchezza (ma anche di giustizia). Non ci resta che attendere un'analisi dettagliata del gameplay per dare un giudizio più esauriente. Nel frattempo ci fa piacere notare che gli sforzi nella realizzazione, sia tecnica che narrativa, sono stati notevoli e, soprattutto, operati nella giusta direzione, in quanto l'adrenalina che questo game trasuda da ogni pixel è davvero cosa di altri tempi. Se nella fase di sviluppo finale queste premesse positive verranno ampliate all’ennesima potenza il risultato finale potrebbe dimostrarsi ottimo. Non ci resta che incrociare le dita ed aspettare!

Top Spin 3

Top Spin 3
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Genere: Sportivo
Produttore: 2K Sports
Sviluppatore: PAM Development
Distributore: Take Two
Lingua: Italiano
Giocatori: 1-4 (off line e on line)



Era parecchio tempo che aspettavamo un gioco di tennis che fosse realmente simulativo. I grandi titoli del passato, da Virtua Tennis (soprattutto) allo stesso Top Spin, avevano indugiato sulla componente più arcade, offrendo un’esperienza sicuramente divertente ma anche ben poco realistica.
Ora, con Top Spin 3, si è deciso di cambiare, e lo sforzo per ricreare la vera sensazione del tennis giocato ha portato ottimi frutti.

Modalità, personaggi e campi
Come opzioni di base, il gioco offre modalità ben conosciute. Possiamo quindi decidere di iniziare un rapido match di esibizione, affrontare uno specifico torneo, imparare i fondamentali di gioco nella scuola Top Spin, creare un personaggio dal nulla, consultare i nostri risultati, giocare on line con Xbox Live, e ovviamente intraprendere una lunga carriera.
Se volete gettarvi in una veloce sfida contro un avversario virtuale o con un amico, il gioco mette a disposizione ben 39 atleti, tra uomini e donne, inserendo anche alcune glorie del passato come Becker e Monica Seles. Unica pecca è la mancanza di Rafael Nadal, rimasto esclusiva della versione PS3. Ogni tennista ha il suo proprio stile e le sue animazioni, che nel caso di personaggi celebri come Federer o Roddick diventano immediatamente riconoscibili.
Per giocare abbiamo a disposizione più di 40 campi, una vera enormità se consideriamo l’estrema diversità visiva e delle condizioni del terreno.
Ovviamente, la modalità regina è la carriera, che non può essere affrontata se prima non si è creato un personaggio. Il player editor di Top Spin 3 è davvero splendido: possiamo modificare l’aspetto del nostro alter ego in moltissimi modi diversi. Ovviamente possiamo agire sull’altezza e la stazza fisica, sullo stile di gioco (rovescio a una o due mani, tecnica del servizio ecc) e persino sulla presenza di tatuaggi, ma è col volto che dà il meglio di sé. Ci sono una valanga di parametri preimpostati, che ci consentono di operare su ogni dettaglio del viso, dalle sopracciglia al mento, dal naso alla pettinatura. Come se non bastasse, c’è l’opzione scultura, con la quale agire su determinati punti dei lineamenti per modificarli al millimetro. Le possibilità sono praticamente infinite. All’inizio avrete una scelta limitata per quanto riguarda i vestiti, ma tenete presente che l’abbigliamento può essere aggiornato nel corso della carriera comprando magliette, calzoncini e scarpe negli appositi negozi.
Una volta creato il personaggio, non ci resta che iniziare la nostra scalata verso la prima posizione del ranking. All’inizio siamo praticamente sconosciuti, e dobbiamo sudare sui campi di periferia prima di arrivare nel grande circuito. Una volta qui, abbiamo a disposizione un calendario, che ogni mese ci suggerisce due tornei tra cui scegliere: uno sarà più facile ma anche meno remunerativo, l’altro è più difficile, ma mette in palio più soldi e punti esperienza.

Il tennis vero!
Se queste sono le modalità in cui possiamo cimentarci, vediamo come si presenta l’azione di gioco vera e propria. Da questo punto di vista, dobbiamo fare tanto di cappello di fronte al lavoro degli sviluppatori, che sono riusciti a creare quasi dal nulla un titolo che fa della simulazione il suo unico scopo. Dimenticate le barre di energia che si caricano, i tuffi impossibili, la palla che rimane sempre in campo, gli inutili fronzoli grafici presenti negli altri giochi: con Top Spin 3 si gioca a tennis, puro e semplice, e bastano pochi scambi per capire che la strada verso la gloria è in salita, ma promette grandi soddisfazioni.
Personalmente consiglio di dedicare un’oretta alla modalità training, che può sembrare noiosa ma che è in grado di spiegare nel dettaglio gli elementi base del gioco, garantendo una maggiore consapevolezza dei propri mezzi una volta messo piede sul campo. Il concetto su cui si basa tutto il gameplay è quello di tempismo: per essere sicuri di dar vita a un tiro potente e/o preciso, il giocatore deve sempre tenere conto del proprio posizionamento rispetto alla palla, e del momento esatto in cui colpirla.
I tasti base sono quattro, abbastanza classici: la A per il tiro piatto e semplice, più sicuro; la B per il top spin, che consente angolazioni maggiori; la X per il taglio, per rallentare il gioco o per smorzare; la Y per il lob. La novità sono RT e LT, che associati agli altri tasti imprimono un surplus di potenza o angolazione: una scelta rischiosa, perchè necessità di precisione e tempismo ancora maggiori, ma che può sbloccare a nostro favore una situazione di stallo.
I tiri non vengono effettuati con una rapida pressione del tasto prescelto, al momento dell’arrivo della palla: bisogna invece tenere premuto per caricare il colpo, lasciando andare il tasto nel momento più opportuno. Sollevare il dito dal pulsante con troppa fretta o, al contrario, troppo tardi, determina un tiro debole e prevedibile, quando non completamente errato. Questo vale anche per il servizio, che peraltro può essere effettuato usando lo stick analogico destro: una possibilità piuttosto impegnativa e di lungo apprendimento, ma anche abbastanza appagante una volta presa la mano.
La bellezza di un gameplay di questo tipo è abbastanza difficile da spiegare a parole: l’obiettivo di fondo, pienamente raggiunto, è quello di dare alle partite un realismo e una profondità mai visti prima. Ogni match può essere affrontato in mille modi differenti, a seconda del nostro stile e di quello dell’avversario. La scelta della strategia diventa importantissima: in base ai nostri punti di forza e ai talloni d’Achille di chi sta al di là della rete, dobbiamo cercare di sfruttare tutti gli elementi a nostro vantaggio. Un giocatore lento e con poca resistenza, ad esempio, può essere messo in difficoltà con lunghi scambi da fondo campo, sempre più angolati, oppure con un approccio più offensivo, che punta a chiudere in fretta gli scambi avvicinandosi alla rete; un avversario abile nel serve and volley, invece, va tenuto a distanza e, se questo si rivela difficile, bisogna cercare di sorprenderlo con pallonetti precisi e calibrati. Le possibilità sono moltissime, e la varietà è garantita da un’IA molto precisa e diversificata.
La giocabilità, nelle sue intenzioni simulative, ha dunque pochi difetti. Probabilmente si poteva aumentare lievemente la probabilità di successo dei tiri rischiosi, e si poteva rendere più semplice l'angolazione nel servizio, uno dei fondamentali che richiede più allenamento e precisione (aggiungeteci qualche insulto rivolto allo schermo, quando la palla non vuole saperne di cadere nell'angolino).

In generale, Top Spin 3 è un gioco che richiede una buona dose di pazienza. Occorre tempo per padroneggiare tutti meccanismi, e le singole partite possono durare anche molto a lungo, specie se si fronteggiano due tennisti abili negli scambi da fondo. In questo caso, ricordando l’importanza del tempismo, diventa fondamentale saper rimanere concentrati e attenti, calibrando al meglio i colpi e scegliendo la strategia più corretta. Basta poco per distrarsi e far partire così un tiro sbagliato, che spiani la strada al nostro avversario. Ancora una volta, dunque, siamo vicinissimi a ciò che accade nella realtà.

Procedendo nella carriera, il nostro personaggio può far crescere le proprie abilità, dalla bravura nel servizio alla rapidità di corsa, dalla potenza alla resistenza alla fatica. L’incremento di tali parametri avviene attraverso la spesa dei punti esperienza guadagnati vincendo le partite. È l’utente a decidere cosa potenziare, privilegiando questa o quella qualità, in base al proprio stile di gioco. Se avrete la pazienza di coltivare le potenzialità del vostro atleta, vi accorgerete degli enormi progressi che può compiere, raggiungendo livelli che all’inizio sembravano impensabili.
Vincere garantisce anche l’accumulo di denaro e altri punti, che possono essere investiti nell’acquisto di nuovi abiti: sono a dispozione diversi negozi con firme prestigiose (Nike e Adidas), che offrondo magliette, pantaloncini e scarpe di varia forma, colore e prezzo. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Il sudore ragazzi, il sudore!
I ragazzi di Pam Development hanno fatto un ottimo lavoro col gameplay, ma non si sono certo risparmiati dal punto di vista grafico. Top Spin 3 è un gioco piacevolissimo da guardare, che all’inizio può lasciare abbastanza indifferenti (bene o male ciò che si vede nei giochi di tennis è sempre la stessa cosa), ma che dopo un po’ stupisce per la grande varietà di animazioni e campi, e per il design molto curato dei personaggi. Le location di gioco sono diversissime tra loro, e alcune risultano davvero suggestive, con l’ombra degli alberi mossi dal vento a coprire una parte del campo, oppure con la terra rossa che tiene conto di ogni orma o strisciata. Molto buoni anche gli effetti di illuminazione, che riproducono alla perferzione luce naturale e artificiale. le visuali disponibili sono ben sei, tutte complessivametne funzionali all'azione. I tennisti famosi sono ottime copie delle loro controparti reali, ma anche i personaggi inventati per il gioco riesco a trasmettere una buona personalità. Assolutamente splendida è poi la rappresentazione della fatica: come detto, Top Spin 3 è un gioco molto impegnativo e spesso stancante (nel senso buono del termine). Malgrado esista una piccola barra della fatica, rappresentata da un cardiogramma che mostra la frequenza dei battiti cardiaci, l’effetto dello sforzo è visibile nel gioco degli atleti e nel loro aspetto fisico: quando sono stanchi, i personaggi sbagliano più facilmente, le loro magliette si impregnano progressivamente di sudore, i loro visi si arrossano e cominciano a grugnire ad ogni colpo particolarmente difficile. Insomma, anche in questo caso è stato perseguito un alto livello di realismo, che fa percepire davvero l’impegno profuso durante ogni match.
Non manca tuttavia qualche piccolo difettuccio. Prima di tutto i caricamenti, che sono un po’ troppo frequenti e lunghi. La cosa si nota soprattutto nella fase di editor del personaggio e di acquisto di nuovi abiti: tra una possibilità e l’altra, il gioco si blocca per qualche istante, cosa che diventa particolarmente frustrante quando dobbiamo visionare 40 pagine di magliette o 30 diversi tipi di acconciatura. Si è detto dell’ottimo design di personaggi e ambienti, ma va anche sottolineata una certa inespressività dei volti, un leggero senso di galleggiamento in alcuni frangenti, e una realizzazione del pubblico solo discreta. Qui e là spunta anche qualche texture un po' scialba, soprattutto in corrispondenza di alcuni campi.
Il framerate è sempre fluido durante il gioco, mentre perde qualche colpo in fase di caricamento dell’ambientazione, quando il campo viene mostrato per alcuni secondi con una lenta panoramica.
Come ultima nota, si poteva favorire maggiormente il salto delle esultanze e di altre piccole scene di intermezzo, spesso non pienamente skippabili e quindi un po’ fastidiose.

Buone notizie anche dal fronte sonoro: i menu sono accompagnati da ottime canzoni su licenza, le varie location sono immerse in ambienti sonori molto diversi tra loro (ora silenziosi, col canto degli uccellini, ora più affollate di persone esultanti), mentre gli effetti di gioco e relativi alle voci sono sempre calibrati alla perfezione. Va detto che, comunque, da questo punto di vista non siamo di fronte a nulla di rivoluzionario. D’altronde ce lo potevamo aspettare, visto l’intento realistico del titolo.

Multiplayer e longevità
Il gioco offre molto materiale per divertire a lungo, anche in single player. La carriera è duratura e variegata, e le molte possibilità offerte dal gameplay e dal player editor potrebbero invogliare a creare più di un profilo, per sondare tutte le diverse possibilità.
Il multiplayer rappresenta ovviamente un’ulteriore, graditissima risorsa, visto che non c’è niente di meglio che affrontare un avversario in carne ed ossa. Ogni giocatore è provvisto di una carta di indentità visibile a tutti, che offre informazioni sui punti esperienza, sulle partite disputate, sui tornei vinti. Si può giocare fino in quattro, due per console. Quasi superfluo dire come il Live garantisca, a conti fatti, una longevità pressoché infinita.

Commento finale
Top Spin 3 è stato una gran bella sorpresa. Tradendo in buona parte anche la sua stessa tradizione, il gioco ha portato nuovi standard di simulazione e realismo nel mondo dei simulatori tennistici, garantendo una varietà e una profondità che ha ben pochi rivali. Le possibilità sono praticamente infinite, grazie a un gameplay quanto mai realistico e impegnativo, e un editor del personaggio degno del miglior gioco di ruolo.
Al di là di qualche piccolo difetto (come ad esempio l’eccessiva difficoltà dei colpi rischiosi), il titolo riceverà pareri discordanti proprio a causa della sua più grande forza: con questo livello di simulazione, Top Spin 3 saprà fare la gioia degli appassionati di tennis e, in generale, di chi cerca un gioco di lungo periodo, impegnativo e faticoso. Rischia invece di respingere chi vuole un’esperienza più arcade e immediata, e punta a poche partite saltuarie e nei ritagli di tempo.

Battlefield:Bad Company

Battlefield Bad Company
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Genere: Sparatutto
Produttore: EA
Sviluppatore: DICE
Distributore: Leader
Lingua: Ita
Giocatori: 1-24 (online)



Battlefield nasce nel 2002 su PC con il chiaro intento di rivoluzionare il concetto di sparatutto: infatti, la serie sviluppata da Digital Illusions CE si basa su grandi mappe completamente esplorabili e su un quantitativo di armi e mezzi mai visto prima, fattori che differenziano il titolo dai tradizionali Fps. Nei capitoli che sono seguiti negli anni si è notato sempre da parte dei programmatori l’inclinazione verso il gioco online a discapito dell’avventura in singolo. Finalmente in questa nuova versione i ragazzi di DICE hanno dato il giusto peso ad entrambe le modalità di gioco. Così è nato Battlefield Bad Company.

La febbre dell’oro
Come ho detto nell’introduzione, i programmatori hanno deciso di lavorare duramente per confezionare una modalità single player finalmente valida. con un gameplay ben strutturato e una storia intrigante. Posso dire sin da subito che sono riusciti quasi interamente nel loro intento e Bad Company catturerà sia gli amanti delle sfide in multiplayer, sia chi cerca un titolo di guerra solido ed appagante anche in singolo senza volersi gettare nella mischia online.
La storia, seppur non originalissima in quanto ricorda molto da vicino il film Three Kings che lo stesso team di sviluppo ha ammesso di avere utilizzato come spunto, racconta la vicenda di quattro soldati scelti per far parte del team Bad Company, una squadra di assaltatori con l’unico compito di mettere a ferro e fuoco gli accampamenti nemici e le truppe incontrate sulla loro strada, per fare da apri pista all’esercito regolare.
Gli appartenenti a questo gruppo scelto sono: Marlow, il soldato che controllerete, Sarge, che dirigerà il team, Haggard, esperto di esplosioni e Sweetwater, abile fuciliere.
Durante le loro scorribande i quattro scoprono che le milizie nemiche sono composte da mercenari che ricevono i loro compensi in lingotti d’oro. Nessuno è indifferente al fascino del prezioso metallo così quando la Bad Company viene rinnegata dai superiori, in imbarazzo per il lavoro svolto dal team, Marlow e gli altri si trasformano in disertori e decidono di garantirsi una pensione anticipata iniziando una spietata caccia all’oro dei mercenari.
La ricerca dei lingotti vi spingerà ad esplorare le immense mappe di gioco per un divertimento assicurato, grazie soprattutto ai personaggi che possiamo definire come anti-eroi e quindi al di fuori dei soliti schemi a cui siamo abituati.
Per quanto riguarda i punti obiettivo sia a livello normale che difficile è dura andare oltre la metà dei mille previsti, per fare il punteggio pieno sarà necessario trovare tutte le armi nascoste e tutti i lingotti. Per fare ciò dovrete finire il gioco due volte ad entrambe le difficoltà sopra citate. Una sfida da veri guerrieri.

Sfide multiplayer
Naturalmente nessun Battlefield che si rispetti può fare a meno di una corposa modalità multiplayer e Bad Company non fa eccezione. Come sempre si potranno sfidare fino a ventiquattro giocatori contemporaneamente. Purtroppo per il momento è selezionabile un solo tipo di evento, ma sembra che a breve verranno rilasciate nuove modalità online. Ora, però, dobbiamo concentrarsi sulla sola presente.
I player vengono divisi in due squadre da dodici: una difende quattro basi e il carico d’oro, rappresentato da una coppia di casse; l’altra cerca disperatamente di espugnare le basi e distruggere il bottino. Il gioco termina o con la morte di tutti i membri della squadra in attacco o con la distruzione di tutte le otto casse difese.
Ho notato una cosa insolita che spero potrà essere risolta con patch future e cioè un problema di comunicazione derivante da una discutibile scelta dei programmatori: Infatti ogni squadra viene suddivisa in tre sottoteam da quattro membri che possono comunicare solo al loro interno e non con tutti i compagni; così potremmo trovarci insieme a giocatori del nostro team senza però poterci parlare e questo fatto limita molto l’azione di gioco e il realismo.
Il nostro personaggio potrà crescere di livello dopo ogni partita e scalare i gradi militari con i punti esperienza acquisiti sul campo; le mappe a nostra disposizione al momento sono otto, molto ampie e con scenari differenti tra loro quindi non c’è da stancarsi.
Non ci sono rallentamenti da segnalare che escano dalla normale routine. Solo quando utilizzerete la macchina fotografica potreste avere dei problemi per il caricamento in tempo reale delle foto sul server, ma dubito che qualcuno si soffermi a scattarne durante un azione militare.

Una guerra spietata
Bad Company ridisegna il concetto di Fps e in un periodo dove va molto di moda l’azione stealth. DICE ha deciso di uscire dagli schemi e lo ha fatto con stile. Dovete sapere infatti che il 90% di quello che vedrete su schermo può essere distrutto e questo gioca un ruolo fondamentale sul modo con cui affronterete le varie missioni. Infatti starà a voi decidere se uccidere un cecchino aspettando il momento buono per piazzargli una pallottola in testa, oppure disintegrando il suo rifugio con un bel lanciamissili facendolo così in briciole. Allo stesso tempo è sconsigliabile nascondersi dietro materiali facili da distruggere, perché il nemico non ci penserà due volte a farvi saltare per aria insieme alla struttura che pensavate fosse un ottimo riparo. Le uniche superfici che resisteranno agli attacchi sono quelle costituite da roccia viva o da spesso acciaio. Tutto il resto potrà essere spazzato via dai colpi delle vostre armi con molta soddisfazione.
Le armi, appunto, sono un altro punto di forza del titolo ed è difficile infatti trovare un arsenale così ricco in un gioco. Mi ero già entusiasmato nei giorni scorsi per il quantitativo e la varietà presenti in Metal Gear Solid 4, ma qui si raggiunge addirittura vette più alte. Il lavoro dei programmatori si nota soprattutto nella cura di ogni differente arma: ognuno di noi potrà scegliere quella che ritiene più adatta alle proprie caratteristiche e sarà possibile portarsi dietro un arma principale e una secondaria. Inoltre all’inizio di ogni missione dovrete scegliere un oggetto da accompagnare alla armi: non sottovalutate questa scelta, perché potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte.
Un indicatore su schermo ci terrà sempre aggiornato sugli obiettivi principali dell’area che stiamo esplorando, ma starà a noi decidere liberamente come raggiungerli.
Come in ogni buon Battlefield non mancheranno i mezzi per spostarvi da una zona all’altra o semplicemente per spazzare via il nemico. Si va dai carri armati ai cingoli pesanti, dalle barche agli elicotteri, tutti progettati con fedeltà. Vi posso dire che è un verro spasso risalire un fiume con la barca e far piovere sui nemici lungo la riva tonnellate di piombo.
A questo punto purtroppo ci sono da segnalare due difetti (anche se è improprio definirli così) che avrei preferito non ci fossero, ma probabilmente è stata anche una scelta dei ragazzi di DICE: il medkit infinito che può essere usato dopo un breve periodo di caricamento ogni volta che ne abbiamo bisogno e la rinascita sul campo di battaglia dopo la morte che permette di continuare il gioco dal punto esatto dove siamo stati abbattuti; quindi lo scenario non verrà ricaricato e di conseguenza i nemici morti non riprenderanno il loro posto.
Questi due fattori semplificano molto l’azione di gioco, probabilmente è stato fatto per avvicinare anche i meno esperti ad un titolo del genere, così che non vengano presi da frustrazione e possano portare avanti la storia senza grosse difficoltà.
Consiglio agli amanti del genere di selezionare il livello più difficile così risentiranno il meno possibile di questi due fattori.
L’intelligenza artificiale dei nostri compagni e dei nemici è buona ma non ottima, ogni tanto vi daranno l’impressione di essere imbambolati e non sapere cosa devono fare.
Peccato per la mancanza di un modalità cooperativa per quattro giocatori, probabilmente avrebbe elevato ancor di più questo gioco.

Esplosioni da brividi
Il comparto tecnico di Bad Company è di tutto rispetto. A livello grafico non arriva ai livelli di mostri sacri come CoD 4, ma è fatto molto bene ed il motore Frostbite, che gestisce le distruzioni dell’ambiente, è ottimo. Le aree sono molto vaste, ben strutturate e varie: sarà difficile che combattiate in zone già viste. Soltanto gli edifici risultano un po’ spogli e molto simili tra loro, ma ciò non incide più di tanto nella visione d’insieme.
Gli effetti particellari sono stupendi, forse i migliori mai visti: i detriti derivanti dalle esplosioni, il fumo, le pareti che si sgretolano lasciano a bocca aperta.
Il sonoro è addirittura superiore alla grafica, forse il migliore in assoluto per un gioco di guerra. Ogni arma ha un suono differente e chiaro, gli effetti che accompagnano le azioni militari sono stupendi e aumenteranno alla grande il vostro coinvolgimento. Segnaliamo inoltre un doppiaggio in italiano ben fatto e di stampo cinematografico, con alcune battute molto spiritose e ben riuscite.
Anche la colonna sonora è di altissima qualità con brani di ottima fattura.

Commento finale
Battlefield: Bad Company rivoluziona il concetto di Fps. DICE ha fatto centro, confezionando un titolo tra i migliori nel suo genere, grazie anche al nuovo motore grafico che permette la distruzione quasi totale degli ambienti. Gli effetti particellari sono stupendi e l’audio è forse il migliore mai sentito in un titolo di guerra. Il tutto senza dimenticare un doppiaggio in italiano ben fatto, con battute degne dei film hollywoodiani. In definitiva un gioco da avere nella propria collezione sia che amate gli sparatutto militari, sia che vi avvicinate per la prima volta a questo genere.

Saints Row 2

Saints Row 2



[ps3, x360] Il titolone è di quelli che attraggono, è il nome del seguito di un gioco tra i più apprezzati, discussi, amati e odiati del panorama Xbox 360.
Perciò siete avvisati: questa preview è basata anche su ciò che si è visto all'E3 (ma dai) e potrebbe contenere spoiler sul primo episodio. Criminale avvisato mezzo salvato!

Il destino deve ancora fare il suo corso
I Volition hanno scelto per l'occasione di mostrare agli addetti ai lavori direttamente una parte della storia principale, precisamente i primi momenti di gioco.
Cosa si è notato? Innanzitutto che l'editor di creazione del personaggio è qualcosa di incredibile: scelto il sesso, il livello di personalizzazione è fuori parametro e creare il proprio gangstar personale non è mai stato così divertente. Il gioco inizia (e qui partono gli spoiler) esattamente dopo il finale del prequel. Scopriamo che in realtà il protagonista non è morto, ma che si è appena svegliato da un lungo coma durato diversi anni ed è ricoverato in un ospedale carcerario da cui vuole a tutti i costi scappare, a costo di perdersi per Stilwater.
I primissimi passi conducono al necessario tutorial (che si può saltare) e regalano quasi subito un contatto con il free-roaming. A dire la verità inizialmente il territorio di gioco è abbastanza limitato e c'è da aspettarsi che nuove zone ed edifici vengano sbloccati solo con il procedere degli eventi. Sulla mappa, ad esempio, nelle zone oscurate le descrizioni degli edifici erano composte da un misterioso punto interrogativo. Ciò che però balza subito all'occhio è la situazione di Stilwater: la città è chiaramente in degrado rispetto alla ridente località scenario delle nostre prime scorribande.
Durante la fuga ci si imbatte in diverse armi, anche potenti come l'M16 e un lanciarazzi, di cui avremo modo di assaggiare la potenza di fuoco molto presto. La libertà, infatti, si conquisterà solo superando piccolissimi ostacoli come un motoscafo ed un elicottero della polizia...
Fin qua, direte voi, nulla di esageratamente nuovo. Qual era allora la peculiarità di questo show? La modalità cooperativa. A giocare, infatti, erano due persone, collegate via Xbox LIVE. La cosa ci fa capire fondamentalmente due cose: uno, che non ci sarà nessun co-op in split screen, e due che sulla modalità in doppio gli sviluppatori hanno concentrato moltissimi sforzi. Anche perché, a differenza che in passato, i nemici saranno di più, più intelligenti e più arrabbiati, rendendo le sparatorie e i momenti di pura azione più tattici ed adrenalinici.
Altri spunti interessanti? Ad esempio l'utilizzo di due armi contemporaneamente o lo sfruttamento dello scudo umano con cui coprirsi ed avanzare aprendosi la strada tra il fuoco nemico. Oppure, ancora, la mini sessione di guida su un quad rubato appena fuori l'ospedale, che si è rilevata fondamentalmente inutile ai fini della missione ma allo stesso tempo divertentissima.

”E' suo quel sangue?” “In parte si!”
Mi auguro sinceramente che abbiate colto la citazione. In caso contrario, correre a farsi un pezzo di cultura cinematografica prima di continuare con la lettura di questo pezzo!
Il guadagno, indovinate un po', occuperà gran parte delle vostre preoccupazioni durante il secondo soggiorno a Stilwater. I metodi per fare soldi, anche facili, saranno tanti, ma ce ne sarà uno speciale: partecipare ai Fight Club. Questa sorta di mini-gioco sarà ambientato in ring del tutto simili a quelli che ospitano le lotte dell'UFC (avete presente quelli che si ammazzano di botte in una gabbia? Ecco). I Volition hanno fatto provare giusto tre round per avere un'idea sommaria dell'esistenza di questa originale modalità e capire come sarà strutturata, ma nulla più considerando che era chiaramente ad un livello di sviluppo alquanto acerbo. Come potete immaginare, l'obbiettivo sarà quello di fare a botte con l'avversario di turno e metterlo a tappeto. La difficoltà degli scontri sarà crescente e verrà data la possibilità di utilizzare combo dopo una serie di colpi andata a buon fine, nonché una serie di “fatality” sullo stile di Mortal Kombat. I premi in caso di vittoria saranno svariati: nel nostro si è guadagnato un po' di rispetto (utile a sbloccare una serie di missioni) e la forza fisica del personaggio è aumentata del 15%.
Prima parlavamo di locali segnalati sulla mappa. Alcuni di questi sono negozi di successo che sanno fruttare parecchi liquidi. Naturalmente potremo metterci le mani sopra, comprando uno svariato numero di attività e assicurandoci così un sicuro reddito mensile. Nel caso in cui venissimo in possesso di una catena intera, il nostro bel faccione potrebbe comparire sui cartelloni pubblicitari dell'azienda in questione sparsi per la città.
Ma i lavoretti da intraprendere non finiscono qui, perché la nostra poliedricità ci consentirà di svolgere le più disparate mansioni, fino ad essere assunti addirittura come bodyguard per alcune celebrità.

Stilwater come non l'avete mai vista
Chiudiamo con un paio di considerazioni tecniche. Graficamente Saints Raw 2 appare già ora, a qualche mese dall'uscita e con ancora un discreto lavoro da fare, più maturo e più dettagliato.
Colpiscono in particolar modo le espressioni dinamiche dei volti che si modificheranno con realismo a seconda dell'azione compiuta in quell'istante.
Come già accennato, l'area di gioco iniziale è decisamente limitata, ma l'impatto è ottimo ed è tutto spettacolare. Resta da capire se tale atmosfera verrà trasportata anche nelle altre zone di Stilwater.
Certo si nota ancora qualche bug sparso qua e la, come porte che non si chiudono correttamente o compenetrazione di poligoni, ma gli sviluppatori hanno assicurato che si stanno concentrando proprio su questi problemini per cancellarli nella versione finale.
Per il resto, l'atmosfera di violenza esasperata ed enfatizzata è sempre presente ve ne accorgerete al primo colpo di fucile a pompa che scaraventerà il malcapitato nemico a metri di distanza.

Considerazioni finali
L'obiettivo principale di Saints Row era, tramite il suo seguito, quello di liberarsi una volta per tutte dell'etichetta di clone di GTA. Se ce la farà lo scopriremo solo questo autunno, quando finalmente raggiungerà gli scaffali dei negozi, ma nel frattempo quello che abbiamo visto e le ambiziose dichiarazioni dei Volition fanno ben sperare. La modalità cooperativa si preannuncia curatissima e solida e le aggiunte al gameplay renderanno l'esperienza più profonda, soprattutto nei momenti di pura azione come le sparatorie.
Insomma, possiamo credere che sarà più di un more of the same. Anche perché, in tal caso, spodestare o semplicemente lottare contro sua maestà GTA 4 sarebbe impossibile.

Wednesday, July 23, 2008

Iron Man

Iron Man
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Genere: Azione
Produttore: SEGA Entertainment
Sviluppatore: A2M
Distributore: Halifax
Lingua: Italiano
Giocatori: 1

Per comprendere a pieno l’evoluzione di questa recensione, è necessario partire da alcuni presupposti che ci mettano nella posizione di capire perché i tie-in non riescono mai a sfondare. La superficiale motivazione che viene solitamente avanzata in occasioni di questo tipo, è quella che in primis punta il dito contro i gameplayer, accusati di non essere in grado di apprezzare le trasposizioni videoludiche delle grandi pellicole cinematografiche. E’ incredibile quanto venga riproposta incessantemente per ogni evenienza questa tipologia di argomentazione ed è quindi anche in un’ottica di tutela dei nostri lettori che decidiamo di capovolgere questa teoria bizzarra.
Siamo fermamente convinti del fatto che l’universo videoludico sia avverso nei confronti dei tie-in perchè questi ultimi si rivelano, la maggior parte delle volte, delle vere e proprie delusioni. Riteniamo quindi che la legge del tie-in sia data non dall’avversione preconcetta degli utenti ma bensì sia stata rafforzata negli anni da un susseguirsi di completi fallimenti dell’industria dell’entertainment che ha saputo colpire nel segno solamente in casi di eccezionale rarità.

Dopo questo breve sunto da paladini della giustizia (e dei videogiocatori), tuffiamoci alla scoperta dell’ultima creazione virtuale che riguarda un eroe Marvel: Iron Man. Un personaggio della mitica casa editrice americana che è sempre stato poco noto nel bel paese, ma che grazie al lancio del film e poi del videogioco spera di appassionare il pubblico italiano una volta per tutte. L’esercito di un uomo solo saprà conquistare l’affetto dei player nostrani? Scopriamolo insieme.

Uomo d’Acciaio o di Latta?
La storia vi metterà nei panni dell’inventore multimilionario Tony Stark, che grazie alla fenomenale creazione di un armatura ultra protettiva e devastante, combatterà l’organizzazione terroristica conosciuta come "Maggia", per salvare il mondo dall’ennesima minaccia apocalittica che lo affligge. Attraverso una dozzina di missioni dovrete quindi annientare i cattivoni, ricorrendo ai famigerati poteri che si celano nella vostra corazza d’acciaio.
Prima di ogni missione avrete la possibilità di consultare un menù di preparazione con cui impostare la configurazione ottimale della vostra armatura in modo da assicurarvi di affrontare ogni nemico senza inutili indugi. E’ doveroso ammettere che se questa fase di briefing strategico, in un primo momento, può sembrare apparentemente interessante ed utile, dopo poche partite si rivela piuttosto limitata visto il basso livello dell’I.A. dei nemici (che in ben poche occasioni saranno in grado di opporsi al vostro volere).
Portando a termine le varie missioni sbloccherete le diverse corazze di Iron Man (sino a raggiungere un totale di 7 differenti armature luccicanti) e questo rimarrà l’unico aspetto basilare di cui tener conto sino al termine dell’avventura. In più, le missioni risulteranno ripetitive molto presto visto che gli obiettivi da portare a termine saranno più o meno sempre gli stessi: distruggere edifici, mezzi di terra come tank d’assalto, velivoli ecc.
L’unica sfida in cui potrete cimentarvi (che oseremmo definire addirittura amatoriale) sarà rappresentata dallo scontro con i boss ma anche in questi frangenti l’indice di gratificazione ottenibile rimane comunque davvero troppo lieve.

Corri, Vola, Colpisci
E’ proprio questo il tema di gioco che si ripete di continuo all’interno di qualsiasi scenario. Fare fuori qualche soldato con i piedi per terra, poi spiccare il volo per una scampagnata aerea che ci porti nella zona dei lanciamissili oppure un attacco diretto all’elicottero. Detto così non suonerebbe poi così male sinceramente, ma le problematiche che insorgono sono lampanti. Ad esempio, agganciare un missile supersonico, che ci punta dritto in faccia, e rilanciarlo dal luogo da dove è partito si rivela un gioco da ragazzi; scappare da una delle poche fasi di guerra in cui siamo bersaglio di più nemici è semplicistico; insomma in un unico concetto che rende perfettamente l’idea: siete un supereroe indistruttibile. Un particolare che per la prima mezz’ora di gioco può anche andare a genio ai player meno esperti, ma dopo una breve fase di apprendimento il costante pericolo da cui tenterete invano di fuggire non sarò quello rappresentato dal nemico ma bensì dalla tragica noia che avvolge ogni istante, di volo e non.

Comparto Tecnico
Anche qui le note dolenti si fanno sentire eccome! La realizzazione delle texture si dimostra spartana, inusuale ed addirittura anche la qualità dei filmati risulta latente (vi domanderete anche voi: ma Tony Stark non assomiglia mica tanto a questo qui!). Il sonoro poi a nostro parere è davvero catastrofico. Gli effetti udibili durante i momenti d’azione pura (chiamiamoli così) sono ripetitivi ed inverosimili ma le peggiori lacune si riscontrano nei doppiaggi dei protagonisti.

Commento finale
Premettendo che l’analisi di questo titolo nelle sue incarnazioni next gen si è rivelata piuttosto deludente e che, per quanto riguarda le console portatili, i progressi riscontrati sono stati comunque piuttosto effimeri, da questa versione Ps2 ci aspetteremmo un giudizio complessivo superiore, viste le potenzialità (oramai limitate) di questa piattaforma. Invece è con immenso dispiacere che scopriamo quanto il povero Iron Man sia stato trascurato (e per certi versi maltrattato) anche in questa conversione.
Una trama stravolta senza una ben che minima motivazione logica, si rivela latente e confusionaria già dopo i primi scenari di gioco e il comparto tecnico risulta mediocre sotto tutti i punti di vista, quasi come se fosse stato realizzato con una certa fretta o distrazione.
Inoltre, un gameplay ripetitivo condito da una longevità complessiva insoddisfacente, mettono in risalto quello che è probabilmente l’unico vero, madornale difetto a cui proprio non si può sorvolare nemmeno nel caso si stia parlando di Iron Man: la totale assenza di una sfida che ci dia la possibilità di divertirci! Iron Man è un titolo che purtroppo riserverà qualche sporadico momento di gioia solamente ai fan più accaniti del franchise. L’uomo d’acciaio che desideriamo non è questo!

Lego: Indiana Jones

Lego: Indiana Jones
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Genere: Azione
Produttore: LucasArts
Sviluppatore: Traveller's Tales
Lingua: Italiano
Giocatori: 1 - 2

Le costruzioni... Qualcuno chiamava così quei blocchetti di plastica tutti colorati che si incastravano tra loro. Ma tutti li conosciamo con il vero nome di Lego. L'idea di far approdare nel mondo dei videogiochi il giocattolo multiforme col passare degli anni è stata sempre più una nuova sfida. Non ci sono protagonisti caratterizzati nè luoghi precisi, ma esiste un intero mondo visto con gli occhi di un bambino. Un universo fatto di possibilità sconfinate, dove ogni cosa, animale o persona, diviene giocattolo da plasmare. Durante la prima fortunata esperienza in ambito videoludico è stato introdotto il tema principale del gioco, ovvero quello di legarsi a storie del mondo del cinema e in particolare, per l'esordio, ripercorrendo gli episodi dedicati alla saga di Star Wars. Adesso con la sua ultima incarnazione: Lego Indiana Jones, ci trascinerà in un'altra originale avventura a sfondo parodistico, che questa volta riguarderà i primi tre episodi tratti dalla saga classica dell'archeologo più famoso del mondo. Cerchiamo adesso di capire meglio i segreti dietro il successo annunciato di questo titolo.

Azione e avventura
Questo nuovo episodio ruota attorno ad un elemento fondamentale che caratterizzerà il gameplay, ovvero il sistema di Partner Zapping, che ci permetterà di collaborare con altri personaggi secondari che incontreremo nel corso del nostro viaggio, alternando il loro controllo per la risoluzione di enigmi e molto altro ancora. In particolare ci saranno precisi momenti durante l'avventura in cui servirà l'aiuto del comprimario di turno per uscire fuori da una situazione di pericolo, o semplicemente per darci una mano a recuperare oggetti utili intorno a noi. Ma questa dinamica non si limiterà a suggerirci cosa fare e assieme a chi cooperare nel momento in cui il problema sarà di fronte a noi, bensì avremo la possibilità di una collaborazione continua con almeno un personaggio.
La varietà di azioni ed evoluzioni che il nostro Indy potrà compiere sarà garantita dall'inserimento di doti atletiche fuori dal comune per il nostro eroe. Ci saranno quindi diverse fasi platform e altri momenti in cui la suspance legata alle svolte della trama darà uno scossone anche alle situazioni di gioco. Un action-adventure quindi con tutti i requisiti rispettati.
Un'altra introduzione interessante è rappresentata da un'opzione per il multiplayer, che consentirà ad un nostro amico di prendere il comando del compagno di esplorazione. Essendo poi il gioco ambientato in un mondo dove gli animali e gli elementi interattivi dello scenario saranno interamente formati da Lego, accadrà molto spesso di doversi cimentare con quello che è il vero utilizzo dei mattoncini colorati, ossia la costruzione di tutto ciò che può servirci nelle fasi più esplorative, quali ad esempio ponti per attraversare burroni, delle scale per salire su un grande albero o una zattera per superare le rapide di un fiume.
Il resto del gameplay vede all'opera la famigerata frusta di Indiana Jones, che potrà essere utilizzata nei combattimenti, per raggiungere oggetti lontani oppure per aggrapparsi ed eseguire salti straordinariamente lunghi.

Alla scoperta di grafica e sonoro
Sotto il profilo puramente visivo questo Lego: Indiana Jones dovrebbe riuscire pienamente a catturare le simpatie di tutti, con una caratterizzazione dei personaggi al limite tra il grottesco e l'ironico. Tutte le diverse ambientazioni che visiteremo presentano fondali dal design ben curato, ricchi di colori sgargianti, uniti alla presenza di luoghi o strutture che ammiccano simpaticamente a toni più realistici. Qualitativamente parlando l'attuale livello di sviluppo, ormai quasi ultimato, sembrerebbe offrire una diretta evoluzione di quanto già visto nei capitoli precedenti dedicati a Star Wars, ma il risultato, seppur non impressionante per performance o livello di dettaglio, potrebbe essere molto convincente e fedele ai lungometraggi, oltre che coerente con l'atmosfera goliardica degli stessi.
Dal punto di vista del sonoro il gioco non disporrà di alcun doppiaggio e farà quindi completo affidamento su un discreto insieme di effetti ambientali e sonori. Questi ultimi non mancheranno però di trascinare il giocatore in atmosfere gradevoli e tendenzialmente pertinenti al ritmo di ciò che avverrà su schermo. Come dicevamo, l'assenza del doppiaggio sembrerebbe un elemento particolare per un gioco che si ispira ad una pellicola cinematografica, tuttavia non è affatto da valutare come un difetto, ma anzi come una ragionata scelta stilistica. La verità è che un piccolo protagonista in lego non può essere credibile se affronta discussioni da film d'azione in slang, e quindi per ovviare a questo gli sviluppatori hanno fatto ricorso all'implementazione di una mimica facciale semplicemente strepitosa, che riuscirà a rapire l'attenzione del giocatore tra giochi di sguardi ed espressioni da attori hollywoodiani.

Considerazioni finali
In definitiva, il carattere comico e leggero, unito ad un comparto tecnico che sprizza vitalità da tutti i pori, dovrebbe contribuire a fare di Lego: Indiana Jones un prodotto interessante, in grado di divertire ed offrire anche una nuova dimensione di coinvolgimento nell'inedita modalità cooperativa in multiplayer. Staremo a vedere per quanto riguarda la longevità e le eventuali peculiarità del sistema di controllo della versione Wii, ma per sapere se tutto questo carisma si concretizzerà in un videogioco di spessore.

Alone in The Dark

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Genere: Azione
Produttore: Atari
Sviluppatore: Eden Studios
Distributore: Atari
Lingua: Italiano
Giocatori: 1



[ps2] Solitamente il ritorno dei grandi eroi, quelli che hanno lasciano un segno indelebile nella storia dei videogiochi, viene festeggiato con gran clamore da producer, fan di vecchio stampo e neofiti pronti a curiosare nella leggenda. Ed è proprio per una splendida occasione come questa che oggi ci apprestiamo a celebrare l’avvento del nuovo Alone in the Dark.
Edward Carnby è pronto a vivere gli incubi più crudeli e misteriosi ai quali l’umanità risponde sensorialmente con un’unica sfuggente emozione. Stiamo parlando proprio di quell’emozione tanto cara agli appassionati dell’horror: la paura. Ma questa volta ciò che il destino ha in serbo per il nostro amato protagonista ci trascinerà tra le fronde del rinomato parco newyorkese di Central Park, ove scopriremo quanto possono essere profonde le tenebre della notte.
A 15 anni dall’uscita del primo capitolo della saga (quello che rese “Alone in the Dark” una pietra miliare dell’entertainment moderno) Atari è pronta a lanciare una nuova sfida rivolta ai darker di tutto il mondo. Sarete in grado di portare a termine le pericolose indagini del mitico Edward? Oppure vi farete sopraffare dal terrore? Beh, una cosa è certa: se vogliamo vederci chiaro in questa faccenda non rimane che spegnere la luce!

Subito nel buio
Dopo essere stati accolti in un menu principale alquanto oscuro, la prima scelta da effettuare sarà quella di decidere con quale successione si vorranno intraprendere le vicende dell’investigatore dell’occulto, visto che l’aspetto narrativo di Alone in the Dark non ricopre un ruolo di fondamentale importanza, ma dà invece la possibilità al player di costruire, nella più totale libertà, un percorso evolutivo dell’avventura prettamente personale.
La trama di gioco, infatti, è suddivisa in 10 episodi distinti e scollegati tra loro ed il risultato di questa strutturazione, tipica dei serial televisivi, è quindi davvero avanguardista (quasi un esperimento per i ragazzi di Atari) poichè il player avrà la possibilità di selezionare, nell’ordine che ritiene opportuno, i singoli episodi dando vita così ad un vero e proprio “serial game” (termine coniato dalla stessa Atari).
L’alternativa a quest’opzione, che si rivelerà ben più accattivante per i curiosi, è quella di iniziare una nuova partita partendo dal primo episodio, in cui uno smemorato Edward viene risvegliato malamente da 2 tizi che non promettono niente di buono, e di proseguire nei capitoli successivi seguendo una semplice ordinazione numerica. A voi la scelta.

Un'introspezione dal sapor oscuro
Le ambientazioni tetre e macabre tipiche della serie ed una visuale di gioco dal taglio prettamente cinematografico, in un mix di prospettiva in prima e terza persona, vi caleranno ben presto in un’avventura dalle chiare tinte del noir e del thrilling più terrificante di sempre. Il fascino di un protagonista carismatico come Edward, condito con la caratterizzazione horror della serie, ci consegna un’esperienza trascendentale quanto spasmodica. Un culmine di sensazioni ed emozioni contrastanti sfociano in un continuo susseguirsi di spaventi che di certo non potremo consigliare agli amici privi di un "fegato d’acciaio".
L’atmosfera di desolazione e suspence che denota ogni passo di Edward nel mondo circostante vi lascerà in uno stato di perenne allerta. Nell’udire un rumore nefasto, nel sentire una folata di vento maligna, nel venir assaliti dalle creature della notte…il coinvolgimento emotivo percepito si dimostrerà estremamente intenso. Statene pur certi: in Alone in the Dark il vostro incubo non avrà mai fine.

Muoversi nelle tenebre senza la giusta…Telecamera
Un fattore che mina irrimediabilmente questa black adventure è sicuramente legato alla discutibile visuale di gioco. Durante le ispezioni, sarete accompagnati da una prospettiva in prima o terza persona a seconda della situazione, mentre in alcuni frangenti la scelta della telecamera da utilizzare sarà lasciata alle vostre preferenze. La visuale in prima persona si rivela sostanzialmente adeguata al gameplay del titolo, mentre per quella in terza persona, non è purtroppo possibile dire lo stesso. Nelle varie sessioni a piattaforme, ad esempio, non sarà possibile ricorrere al supporto della visuale in prima persona, ma soltando a quella in terza. La problematica principale sta nel fatto che la libertà di prospettiva per analizzare visivamente l’ambiente circostante pare ridotta ai minimi livelli. Addirittura, in certi momenti, si rivelerà difficile persino effettuare un semplice giro a 360 gradi, poiché la calibratura della telecamere sembra sia stata completamente trascurata in fase di sviluppo.
La conseguenza principale è che molte volte vi troverete a non poter misurare a dovere la distanza o la direzione di un salto, oppure sarete obbligati a combattere con l'inquadratura per riuscire a vedere iò che si protrae qualche metro più avanti. Insomma un vero smacco che ci lascia in balia di un sistema di visuale mal progettato e frustrante, potenzialmente sufficiente per farvi allontanare repentinamente da una paurosa, quanto valida, esperienza di gioco horror. Orientarsi nell’oscurità non è stato mai così difficile, davvero!

Comparto tecnico
Anche dal punto di vista grafico, il titolo è realizzato discretamente, rivelandosi al di sotto degli standard previsti, anche per una piattaforma ormai tecnologicamente superata. La presenza di bug vistosi è piuttosto frequente ed inoltre l’anti aliasing sembra non essere stato utilizzato abbastanza, lasciando una certa spigolosità strutturale alquanto fastidiosa.
Il sonoro, invece, è di ottima fattura e la track list, selezionata per accompagnare il lungo viaggio nelle tenebre di Edward, si dimostra un valore aggiunto che amplia notevolmente il coinvolgimento emotivo del player, portando così la caratura delle atmosfere di gioco ad un livello che si assesta tra le migliori in circolazione. In conclusione, un plauso va anche al doppiaggio dei personaggi, curato e differenziato in maniera ottimale.

Valutazione finale 7/10

Hellooo

Ciao a tutti,
sono Giuseppe e vi terrò informati sul mondo della tecnologia e sul mondo dandovi notizie e recensendo vari videogame che escono ogni giorno dando una valutazione,ovviamente con delle immaggini, recensioni di posti in giro per il mondo, di siti e forum, di cellulari e quant'altro. Per oggi non ho niente da dirvi nei prossimi giorni ci saranno nuovi post che spero saranno frequenti, perchè anche io ho un lavoretto eh :p .